stellefilanti


domenica, ottobre 31, 2004

foto n° 149 : nel disagio buio di uno sguardo cieco


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venerdì, ottobre 29, 2004

Come scrive Marcel Bénabou in Perché non ho scritto nessuno dei miei libri: “Soprattutto non creda, lettore, che i libri che non ho scritto siano un emerito niente. Al contrario (che sia chiaro una volta per tutte), sono come sospesi sopra la letteratura universale”.

 

Enrique Vila-Matas, Bartleby e compagnia


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La gloria o il merito di certi uomini consiste nello scrivere bene; quello di altri consiste nel non scrivere.

 

Jean  De La Bruyère


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giovedì, ottobre 28, 2004

  

  today's guest :

  LUIGI CARBONE

subito perché ora è già tardi 

guardami

la prima volta
che mi sentii un uomo
fu sguardo senza colpa
intimo segreto di un dolore

 

vedi

il tacere
di sensazioni ed emozioni
è l'esito finale
malsano frutto
dello smarrire il sentiero
nel percorso che si scioglie


osserva

sta nel conto che non torna
nella tessera mancante
l'accesso a panorami inaspettati
che aprono l'animo a nuove verità

la fine della favola
è lo scontro con la quotidianità


ascoltami

di mio vado cercando
lo strumento che suona
le stesse note all'incontrario

la noia è chi crede
ancora
che la realtà
sia quella che agli occhi appare

godi la melodia
se te ne lasci attraversare
come corrente d'aria
tra due finestre di riscontro

l'amaro del cuore si scioglie
la ruggine dissolve in armonia

la musica che senti
non è il volo di un' illusione

è libertà di un canto
che commuove

 

L.C. © 2004





















































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mercoledì, ottobre 27, 2004

Se venisse,

se venisse un uomo

se venisse un uomo al mondo, oggi, con

la barba di luce dei

patriarchi: potrebbe solo,

se parlasse di questo

tempo, solo

potrebbe balbettare, balbettare

sempre sempre

soltanto soltanto.

 

Paul Celan


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martedì, ottobre 26, 2004

solo uno, già uno!

( ... e adesso? ... )

... tutto è partito da qui ...


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sabato, ottobre 23, 2004

foto n° 148 : l'angolo del relax

(a chi si accomoda offro un libro da leggere, un titolo da condividere)

 

Sono stati dedicati a....

 

PlacidaSignora: W. Szymborska, Vista con granello di sabbia

stefanomagherini: R. Barthes, La camera chiara

ssalveta: W. Least Heat-Moon, Strade blu

quablog: G. Dyer, Natura morta con custodia di sax

persecutorio: Borges e Bioy Casares, Cronache di Bustos Domecq

gliattratti: R. Barthes, L’impero dei segni

giarina: G. Soavi e V. Gassmann, Lettere d’amore sulla bellezza

spezzaincantesimi: R. Laing, Conversando con i miei bambini

su: P. Petit, Toccare il cielo

lilas: V. Sackville-West, Ogni passione spenta

bestio: M. Yourcenar, Colpo di grazia

fabphoto : R. Walser, La passeggiata

metallicafisica : S. Dalì, Diario di un genio

L35: P. Galvin, Canzone per un povero ragazzo

lizaveta: P. Quignard, Tutte le mattine del mondo

magamanola: D. Sije, Balzac e la piccola sarta cinese

linus62: M. Richler, La versione di Barney

victorialewis: G. Curonici, L’interruzione del Parsifal dopo il primo atto

Effe: E. Vila-Matas, Bartleby e compagnia

lotrovassi: H. von Kleist, La brocca rotta

padmini: B. Tammuz, Il minotauro

sifossifoco: R. Hoban, Diario della tartaruga

mafaldablue: Mc Liam Wilson, Eureka Street

ombresovrapposte: W.Szymborska, Posta letteraria

marietta: K. Blixen, Ehrengard

framai: A. Gide, Sinfonia Pastorale

saltino: L. Tolstoj, La sonata a Kreutzer

anandamide: F. Tuena, La grande ombra

ventomare: G. Durrell, Il pic-nic e altri guai

kabukimascara: A. Schnitzler, La milleduesima notte

sim-one: W. S. Maugham, La luna e sei soldi

untitled io: G. Jones, Vite feticcio


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venerdì, ottobre 22, 2004

una domanda

 

Se qualcuno prepara una minestrina, non diventa Ferran Adrià.

Se suona il piffero, non si tramuta in Mozart.

Se scatta una polaroid al micio di casa, nessuno lo scambia per Cartier-Bresson.

 

E allora perché se scrive un post, un gran numero di persone pensa di essere diventato uno scrittore?


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giovedì, ottobre 21, 2004

Take it easy, honey! – 4 min. 12 sec.

(frammenti cellulari)

 

oh caro

ci sei

eccoti qua

allora

il volo arriva domani la sera o il giorno dopo

ancora non sai

adesso

va bene lo stesso

ti aspetto fino alle otto

poi vado in ufficio

è venerdì

ho da sbrigare poca robetta la nota spese

no non ti annoio

so che anche tu

allora io

quasi domani mi metto

ho preso permesso faccio due cose

toh

guarda che roba

no non mi distraggo

ti ascolto

ma aspetta che spolvero lì

c’è un ragno sul frigo

già che ci sono mi segno due appunti

per fare un po’ d’ordine in queste due stanze

tu lo chiami loft

a me proprio non sembra

un foglio dove è in questo casino

una penna

ah eccola

sì finalmente

aspetta

ora scrivo

intanto tu parla

racconta di te del tuo convegno

le cose da fare

che dici

sto attenta

ti giuro

dapprima bisogna limare la gamba

la sedia in cucina

quella sinistra dietro

traballa

la nausea mi viene a starci seduta

mi tocca per ore

il divano è sfondato per colpa del cane

ormai sono giorni

il plasil è finito

non ho la ricetta

non posso comprarlo

poi sai

mi intristisco

tu non sai quanto

non ci sei mai

non riesco a vedere le tende ingrigirsi

il tono è sbagliato

proprio non dona

ti dico

stona

con le pareti così annerite dai termosifoni

non le sopporto

davvero

ma dai

almeno una volta

che ci sei

osserva intorno

non annegarti dentro il giornale

domani

lo segno

devo fare il bucato

già che ci sono laverò i vetri

la nebbia forse a giugno non c’è

tu che ne pensi

suppongo

bisognerebbe guardare

piuttosto è meglio far aggiustare le tapparelle

d’accordo

continuo

lo scrivo

non mi distrarre con le tue storie di segretarie

tanto lo so da oltre due mesi

non devo scordarmi

ma sì

il contabile lui me l’ha detto

che fai lo licenzi

non essere sciocco

dicevo che devo telefonare

la lista si allunga

ascolta un momento

al tecnico per la tv

ormai è morta non s’accende più

e nemmeno la radio

da ieri

sì da ieri

non lo sapevi

già

sai che faccio

io chiamo

pure l’idraulico

di nuovo lo cerco

se può finalmente inserirci nel giro

gli basta un minuto

ci sistema il bidet

al pomeriggio

nota bene

un attimo di pazienza

mio caro

pazienza ci vuole

che poi ho finito

ce n’è ancora da fare per il mobiliere

ma sì mio tesoro

son quelle tre molle del letto disfatto

danno fastidio pungono l’anca

l’armadio è rotto non s’apre l’anta

tenere i vestiti nel ripostiglio

no non si può fare

come perché

e me lo domandi

è già pieno di sacchi

ci ho messo le scorte dell’acqua del vino

le tue tre casse che compri all’ingrosso

da quando

mi chiedi da quando

ma come

non te l’ho detto

l’armadietto zincato del balconcino per colpa del vento

ah lì fa caldo

non si muove una piuma

l’afa ti sfianca e sei sdraiato

come sei fortunato

si è incastrato allo stendino

che dici

amore

non ti innervosire

non è una gran cosa

anzi ascolta tesoro

già che sto in casa

ho poco da fare

non trovi opportuno approfittare dell’occasione

per fare venire

se solo ha tempo ed è nei dintorni

dovrebbe

lo so

passare di qua

chi me l’ha detto

non ricordo

mi sono informata

son quasi certa

ne vale la pena

davvero

così magari si potrebbe

dai

ci fa un preventivo

ci facciamo un pensiero

senza impegno

certo

ovviamente

si può parlare

lo conosciamo

non ci sei

va bene lo stesso

ma poi riferisco

tu questo lo sai

ci mancherebbe

ti pare

dopo ti dico com’è l’architetto

di cui tanto mi han detto

è bravo di gusto

pure onesto si dice

non c’è paragone con gli altri

corretto

preciso puntuale

sì puntuale

è molto importante

non si può stare al residence per sempre

ti pare

la casa è sempre la casa

lui l’ha rifatta a quella del terzo

e pure le ha messo una deliziosa moquette

stupenda

davvero

tu non l’hai vista

oh non importa

hai tanto da fare

riposati solo

non ti preoccupare

che a tutto provvedo

tu fidati di me

 

tt © 2002


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martedì, ottobre 19, 2004

foto n°147 : All’attimo direi: sei così bello, fermati!

 


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lunedì, ottobre 18, 2004

Ci sono scemenze ben presentate come ci sono scemi ben vestiti.

 

Nicholas de Chamfort


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sabato, ottobre 16, 2004

foto n° 146 : guardatevi alle spalle


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venerdì, ottobre 15, 2004

Non sapendo innalzarsi alle cose necessarie, gli uomini si adoperano per quelle inutili.

 

J.W. Goethe


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mercoledì, ottobre 13, 2004

un sant’uomo

 

Sissì mia cara,
è così,
ho deciso,
non lo lascerò mai,
quell’uomo è destinato a diventare un santo,
te lo dico io,
non farà in tempo a morire che lo beatificheranno,
sai,
ed io sarò la sua vedova e sarà un vero onore per me,
sarò orgogliosissima di lui,
che finirà su tutti i calendari,
un vero santo ti dico,
ed io,
figurati se me ne vado,
resto,
oh se resto,
ci mancherebbe,
ho un dovere da assolvere,
lui sarà santo,
ed io,
vedi,
devo restare perché non posso,
ti ripeto,
non posso assolutamente esimermi dall’assumermi le mie responsabilità,
sarebbe davvero ingiusto ritirarmi ora,
ché il mio appoggio sarà rilevante,
ti assicuro,
perché quell’uomo diventerà santo,
ed io mi impegnerò,
farò di tutto affinché tutti,
ma proprio tutti,
possano riconoscere la mia devozione e,
senza nessuna ombra di dubbio,
attribuirmi il merito esclusivo di un personale, costante e ininterrotto contributo.

 

tt © 2002



































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martedì, ottobre 12, 2004

“Si può sapere perché ti sei fatto un tatuaggio? E poi perché proprio un punto interrogativo?”.

“Secondo te, uno che si fa tatuare un punto interrogativo ti può dare qualche risposta?”.

 

Lorenzo Licalzi, Io no


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lunedì, ottobre 11, 2004

foto n° 145 : uno dei tre ti tradirà


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sabato, ottobre 09, 2004

I miei pensieri si esprimono in pensierese.


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venerdì, ottobre 08, 2004

Nel silenzio non c'è solo il silenzio.


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mercoledì, ottobre 06, 2004

foto n° 144 : afasia


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martedì, ottobre 05, 2004

è accaduto e ancora di nuovo accadrà

 

è accaduto e ancora di nuovo accadrà  forse non sarà la stessa voce o le medesime parole e non a te è capitato prima né poi ricapiterà di trovarsi immersi nell’assurdo di un giorno che deraglia quando tra un istante e l’altro il tempo inizia a precipitarti nell’abisso attraverso frasi all’apparenza innocue e così semplici comprensibili da accettare come un sintomo dal nome ignoto ma rassicurante ora che è circoscritto entro parametri che lo riconducono a una serie di ipotesi che nessuno osa elencare in quanto è prematuro azzardare conclusioni adesso che ci sono tante vie d’uscita che te le rigiri come un rosario tra le dita nella speranza che la lotteria della vita estragga in conseguenza una buona sorte senza sperarci però più di tanto che gli occhi bui li hai già riconosciuti e -

 

la vita non ti ha preservato la vita non ti preserverà

 

tt © 2002


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domenica, ottobre 03, 2004

foto n° 143 : non guardo la tv


postato da tt | 19:25 | commenti (21)

il blog dimezzato

 

Apro gli archivi e mi accorgo che praticamente mezzo blog si è volatilizzato.

A seconda dei mesi, più o meno.

Nei casi migliori è sparito qualche giorno, nei peggiori metà mese circa.

Il perché mi è del tutto ignoto.

Sono andati persi foto, testi, citazioni e, ovviamente, i commenti.

Sono riuscita a recuperare i titoli dei testi – poesie e raccontini - cancellati.

Quali foto invece siano sparite, alcune le ricordo altre no.

Le citazioni, postate sull’onda dell’emozione o della libera associazione di pensiero, sono dissolte e non c’è memoria mia che possa.

Dunque.

I testi, un poco alla volta, li reinserirei, e pure le foto (quelle che ritrovo) giusto per avere l’occasione di sbirciarle, se si vuole.

Però...

 

Preferisco chiedere consiglio a voi.

Cosa mi suggerite di fare?


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venerdì, ottobre 01, 2004

La fiducia

 

“ Forse è che non mi ami”.

“Ti amo”.

“Come lo sai?”

“Non lo so. Lo sento. Me ne accorgo”.

“Come puoi essere sicuro che quello che senti è che mi ami e non un’altra cosa?”

“Ti amo perché sei diversa da tutte le donne che ho conosciuto in vita mia. Ti amo come non ho mai amato nessuno, e come non potrò mai amare nessun altro. Ti amo più di me stesso. Per te darei la vita, mi farei scorticare vivo, lascerei che giocassero con i miei occhi come fossero biglie. Che mi gettassero in un mare di acido muriatico. Ti amo. Amo ogni piega del tuo corpo. Mi basta guardarti negli occhi per essere felice. Mi vedo nelle tue pupille, piccolo piccolo”.

Lei scuote la testa inquieta.

“Dici davvero? Oh, Raul, se sapessi che mi ami davvero, che posso crederti, che non inganni te stesso e, quindi, me... Davvero mi ami?”

“Sì. Ti amo come mai nessuno è stato capace di amare.Ti amerei anche se mi respingessi, anche se non volessi neppure vedermi. Ti amerei in silenzio, di nascosto. Ti aspetterei fuori dal lavoro solo per vederti da lontano. Come puoi dubitare che ti ami?”

“Come posso non dubitarne? Che prova ho, reale, che mi ami? Dici che mi ami, sì. Ma sono parole, e le parole sono convenzioni. Io so di amarti tanto. Ma come posso avere la certezza che anche tu mi ami?”

“Guardandomi negli occhi. Non stai leggendo che ti amo davvero? Credi che potrebbero ingannarti? Mi deludi”.

“Ti deludo? Mi devi amare proprio poco se basta un nonnulla per deluderti. E mi chiedi ancora perché dubito del tuo amore?”

L’uomo la guarda negli occhi e le prende le mani.

“Ti amo. Mi senti bene? Ti a-mo”.

“Oh, ‘ti amo’, ‘ti amo’,... E’ molto facile dire ‘ti amo’”.

“Cosa vuoi che faccia? Che mi ammazzi per dimostrartelo?”

“Non essere melodrammatico. non mi piace affatto, questo tono. Perdi subito la pazienza. Se mi amassi davvero non la perderesti tanto facilmente”.

“Io non perdo niente. Ti chiedo solo una cosa: che cosa ti dimostrerebbe che ti amo?”

“Non sono io che lo devo dire. Deve venire da te. Le cose non sono facili come sembra”.

Fa una pausa. Contempla Raul e sospira, rassegnata. “Forse sì che dovrei crederti”.

“Certo che devi credermi!”

“Ma perché? Chi mi assicura che non m’inganni o addirittura che tu stesso non lo creda, che mi ami, e quindi me lo dica, anche se in fondo in fondo, senza che tu lo sappia, non mi ami davvero? Può benissimo darsi che ti sbagli. Non credo che tu sia in malafede. Credo che quando mi dici che mi ami è perché ci credi. Ma, e se sbagli? E se quello che senti per me non è amore, bensì affetto, o qualcosa del genere? Come fai a saperlo, che è davvero amore?”

“Mi frastorni”.

“Scusami”.

“So solo che ti amo e tu mi rintroni di domande. Mi secchi”.

“Forse è che non mi ami”.

 

Quim Monzò, Il perché di tutto sommato


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