stellefilanti


martedì, giugno 29, 2004

 

L’inchiostro nero che danza sulla carta

garantisce l’eternità di chi impugna

l’oggetto ballerino e freddo

(credevo un tempo, o semplicemente

fingevo di presumere). L’inchiostro

di qualunque colore e la carta

o ferro dove si iscriva

passano volatili come le dita

piene d’intenzioni e come

il suono del cuculo tre volte ripetuto.

Al silenzio che segue nessuno forse

risponde, poiché non sa

che c’è stato un suono, una verità, un prima.

 

Pedro Tamen


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lunedì, giugno 28, 2004

foto n° 114 : quanto azzurro a circondare


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sabato, giugno 26, 2004

Perché il pensiero, che è solo una secrezione del cervello, è molto più affascinante della gravità, che è una proprietà della materia?

 

Charles Darwin


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venerdì, giugno 25, 2004

E’ uno qualunque; ma al suo primo passo una madre gioì,

una donna gli tremò tra le braccia,

un figlio lo piangerà. Nessuno può avere di più.

 

Camillo Sbarbaro


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giovedì, giugno 24, 2004

foto n° 113 : accomodatevi in un arcobaleno di voci


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mercoledì, giugno 23, 2004

un’ idea azzurra

 

 

coltivo

 

la parola

 

innamorata

 

 

 

un’idea azzurra

 

trafelata

 

adiacente la distanza

 

 

 

due passi un abisso

 

a partire dal mare

 

in assenza

 

 

 

dove

 

di me

 

dissemino l’essenza

 

 

 

un mucchietto di cenere

 

in quantità

 

trascurabile

 

 

tt © 2003


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martedì, giugno 22, 2004

foto n° 112 : la luce gioca di riflesso


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lunedì, giugno 21, 2004

 

E' passata in un lampo -
sorseggiando la granita di caffè -
mi venne di pensare.
Che lampo e lampo? rispose la voce.
Quanto lunghi saranno i tuoi secoli,
tanto ti seguirà il ricordo, e sempre avrai
quel gesto che t'è venuto male,
la carezza incompiuta, o goffa,
le parole d'amore mal dette,
o immeritate. Quanto lunghi i tuoi secoli,
tanto ti seguirà il ricordo, ripete sorridendo,
e la guardo, mentre lei alza la testa, e volge
lo sguardo altrove, verso lo struscio della sera,
le verande dei ristoranti,
i pescherecci che salpano. E lei, chiedo,
Lei, ha secoli avanti,
risponde la voce,
ma dimentica, e si fa bella.

 

Filippo Tuena



















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sabato, giugno 19, 2004

foto n° 111 : orientarsi tra fughe e specchi


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venerdì, giugno 18, 2004

Perhaps Love

 

Perhaps love is like a resting place, a shelter from the storm

It exists to give you comfort, it is there to keep you warm
And in those times of trouble when you are most alone
The memory of love will bring you home

 

Perhaps love is like a window, perhaps an open door
It invites you to come closer, it wants to show you more
And even if you lose yourself and don't know what to do
The memory of love will see you through

 

Love to some is like a cloud, to some as strong as steel
For some a way of living, for some a way to feel
And some say love is holding on and some say letting go
And some say love is everything, and some say they don't know

 

Perhaps love is like the ocean, full of conflict, full of pain
Like a fire when it's cold outside, thunder when it rains
If I should live forever, and all my dreams come true
My memories of love will be of you

 

Some say love is holding on and some say letting go
Some say love is everything and some say they don't know

 

Perhaps love is like the mountains, full of conflict, full of change
Like a fire when it's cold outside, thunder when it rains
If I should live forever, and all my dreams come true
My memories of love will be of you ...

 

John Denver


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giovedì, giugno 17, 2004

foto n° 110 : ...che ti fan veglia dall'ombra dei fossi... 


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mercoledì, giugno 16, 2004

fermati, attimo

 

si perdono
baci sorrisi
e semafori
ogni giorno
parole abbracci
e chiavi di casa
quando si è di fretta
prima o poi
amori e dubbi
spariscono
anche loro
e non c’è più
nemmeno la pazienza
è finita
credo
non la trovo
e tu
la biro
dimmi
dov’è la biro
accidenti
si perde proprio tutto
in questa casa
e le certezze
insieme alle incertezze
a pacchi
con le bollette
se ne vanno
stanno riposte
insieme ai saluti
le ricevute
affitto e banca
e le strette di mano
sovrapposte
le confondo
tra inciampi e sbadigli
i tacchi
si consumano
come calendari a strappo
nel cestino
e troppi starnuti
fazzoletti di carta
lapis e fogli
appallottolati
sbadatamente
inseguono
rincorrendo
passi e lancette
a molla
da ricaricare
in arrivederci addio
e telegrammi
magari chiamo
oppure ci si vede
che ne dici
e l’ascensore è sempre
al sesto piano
il pulsante
è rosso
meglio le scale
intanto
mentre si sale
si spuntano
le voci
spesa giornali posta
e qualcos’altro
che ora non ricordo
insieme alle parole
ma poi
poi torna
le parole no
però
come il segnale orario
perso
e anche il tempo
che più non c’è
e sfugge
sono in ritardo
temo
da sempre
e c’è da rinnovare
la patente
l’auto da spostare
questa sera
lavano la strada
è martedì
e una lista
nuova
nuova
di commissioni
interminabile
incombe
tra i biglietti
una foto
qualche invito
e altro
che non ho letto
ecco
quanti biglietti
un mare ce ne sono
di viaggi
da visita
di auguri
ritagli e cartoline
e questa
che è
un treno
in corsa svelta
nella nebbia
chi è che fa lo spiritoso
ora
guarda
altri biglietti
appunti sparsi
foglietti su foglietti
che c’entra la lotteria del ’98
butta
almeno questo buttalo
è passato
andato
e
adesso
già si rinnovano
promemoria
di tutto
e nulla
su post-it fluo
multicolori
appiccicati al frigo
nella fretta
vanno
vengono
non si fermano
e solo
le lettere d’amore
nel cassetto
sostano sigillate
in attesa

 

da VITA-GRAFIA, Ed. OTMA, Milano © 2003











































































































































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martedì, giugno 15, 2004

foto n° 109 : meno di 2 kcal di zuccherini


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lunedì, giugno 14, 2004

Un sogno

 

Ho fatto questo sogno. Mio padre tornava a trovarmi.

“Allora, gli dico, comè andata? Hai incontrato Beethoven?”.

Si acciglia e scuote la testa con un’aria disgustata e triste: “Ah, che incontro orribile!”.

“Come mai?”.

“Molto, molto antipatico”.

“Ma come, papà?”.

“Mi avvicino a lui, prosegue mio padre, pronto a stringergli la mano, e sai cosa mi dice: Come ha osato cimentarsi con l’adagio di Hammerklavier? Come ha potuto pensare per un solo attimo di interpretare una misura di Hammerklavier? ”.

“Mi perdoni, maestro, gli rispose mio padre, immaginavo che adesso lei fosse al di sopra di queste cose...”.

“Ma insomma, sbottò Beethoven, essere morti non significa essere saggi”.

 

Yasmine Reza


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domenica, giugno 13, 2004

Sapere che non si scrive per l’altro, sapere che le cose che sto per scrivere non mi faranno mai amare da chi amo, sapere che la scrittura non compensa niente, non sublima niente, che è precisamente là dove tu non sei - è l’inizio della scrittura.

 

Roland Barthes


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sabato, giugno 12, 2004

foto n° 108 : una sosta, un po' di refrigerio


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venerdì, giugno 11, 2004

Elettricità

 

Quella notte in cui tu chiamasti per dirmi

come l’alternarsi casuale dei giorni

sia semplice proprio come l’incontrarsi o il non incontrarsi,

stavo pensando all’elettricità -

a come in un determinato punto morto del circuito

la tensione può diminuire o accumularsi,

a come anche tu hai bisogno di una mancanza d’equilibrio

perché l’energia possa sprigionarsi. Fìdati.

Un tempo, presa a quel modo,

nessuna estremità, nessuna fine, nessun inizio,

davvero non riuscivo a distinguere le nostre azioni:

se eri tu a sollevare il mio capo alla luce,

o se ero io che dicevo quanto desideravo

guardare il tuo volto. Il tuo bellissimo volto.

 

Lavinia Greenlaw


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giovedì, giugno 10, 2004

foto n° 107 : vendesi casine, tutte fronte mare


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mercoledì, giugno 09, 2004

La vera arte non sa che farsene dei proclami, si compie nel silenzio.

 

Marcel Proust


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martedì, giugno 08, 2004

foto n° 106 : nécessaire pour le bonheur


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lunedì, giugno 07, 2004

senza poterne venire a capo

 

non c’era modo di venirne a capo questo le era chiaro ora che  il dilemma si presentava d’entità incommensurabilmente maggiore del previsto mentre la situazione le stava semplicemente sfuggendo dal controllo e lo sapeva bene adesso che l’ansia aumentava e se non avesse trovato il bandolo della matassa entro la prossima mezz’ora la catastrofe sarebbe stata inevitabile e assicurata come sempre le accadeva del resto di fronte a bivi decisionali già da quando bambina faceva scena muta dal gelataio che le chiedeva quali gusti volesse mentre lei si perdeva a rileggere per l’ennesima volta la lista scritta a gessetto sulla lavagna a fianco al bancone di metallo refrigerato quando poi alla fine le sarebbe bastato un cono al gusto panna per essere felice ma solo l’ipotesi di un’alternativa le creava il dubbio di perdersi qualcosa o di sbagliare e quindi si paralizzava nell’istante prima dell’irrevocabilità di un sapore insoddisfacente per difetto oppure in seguito anni dopo quando la sua incapacità peggiorando ha cominciato a riversarsi in ogni minimo frangente di vita moltiplicando a dismisura gli ostacoli e gli impedimenti a viverla linearmente perdendosi invece in un reticolo di considerazioni ponderate oltremisura quanto irresolute e irrisolvibili nel loro svicolare in ogni direzione immaginabile e disperdendo attitudini talenti e forze nella precipua generazione esponenziale di angosce sempre meno controllabili e gestibili quanto più di natura infinitesimale come ora che un’attività irrilevante a livello di sopravvivenza personale e del tutto ininfluente sulle sorti del mondo per non dire della serata che si sarebbe andata a godere in tutta tranquillità e con la possibilità non remota di scoprire finalmente che lui sì lui l’amava davvero e perfino si sarebbe dichiarato pronto ad affrontare una vita in comune che le avrebbe fatto raggiungere una serenità matura sarebbe stata un episodio marginale della sua esistenza presto dimenticato se solo non fosse sostata troppo davanti all’armadietto del bagno e non si fosse fatta prendere dal dubbio di fronte alle boccette dello smalto per unghie nell’indecisione sull’opportunità di indossare per l’occasione tanto attesa e desiderata il color corallo jeune fille en fleur n°27  oppure il più seducente prugna dark lady macbeth n° 42 invece di risolvere il tutto a dadi affidandosi al caso o optando più semplicemente per una soluzione drastica indossando un paio di scarpe chiuse per l’ennesima volta cede al ricatto di una volontà in cortocircuito e in preda alle lacrime nonché alla disperazione più nera gli telefona e per sempre ignara degli sviluppi della loro storia disdice l’appuntamento senza nemmeno premurarsi  di rinviarlo soltanto adducendo tra singhiozzi a malapena trattenuti la colpa a un malore che nemmeno è una bugia in quanto per lo sforzo è riuscita realmente a farsi venire un incredibile mal di testa -

 

tt © 2003


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sabato, giugno 05, 2004

foto n° 105 : il mondo è mezzo pieno o mezzo vuoto? 


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venerdì, giugno 04, 2004

L’isola dei progetti

 

L’isola dei progetti non è deserta, ma quasi. Abbondano la carta, le idee generali, i compassi, le gomme e il movimento frenetico. Per ora si sta in grotte colme di voci, poi verranno le architetture di cristallo ed aria. Per ora si va a piedi, poi si userà la sotterranea totale. Per ora si sta qui, poi si sarà dappertutto. L’isola dei progetti tenta da sempre un collegamento virtuale con l’isola prossima, ma ancora ignota. Alcuni - per non campare d’aria - coltivano il dubbio.

 

Ernesto Franco, Isolario


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L’isola dei soggetti implosi

 

Nell’isola dei soggetti implosi non si fanno dichiarazioni d’amore. Ci si guarda negli occhi e si presume. Nessuno capisce gran cosa. E’ un’isola in cui ci si fraintende e ci si desidera. E’ un’isola in cui si sta, si sta accanto. E ci si guarda con sguardo d’intesa. Ci arrivano - non è ancora ben chiaro per quali combinazioni di correnti - molti naufraghi e molti relitti. Nell’isola dei soggetti implosi si è sempre d’accordo su tutto quanto non si è appena detto.

 

Ernesto Franco, Isolario


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giovedì, giugno 03, 2004

foto n° 104 : rosa, da sfogliare


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mercoledì, giugno 02, 2004

 today's guest:

 VENTOMARE

 

Uot e Uondeful Uol


Ai si tris of grinn, red roses tuu
Ai si dem bluu for mi end iuu
En ai tin to maisel, uot e uondeful uol
Ai si scais of bluu en clauds of uait
De brait blesd dei, de darc secrd nait
En ai tin to maisel, uot e uondeful uol
De colors of de reinbou, so pritti in de scai
Ar olso on de fesis of pipol goin bai
Ai si frends scechin ends, sein "au du iu du?"
Deir rilli sein "ai lo viu"
Ai iar bebis crain, ai uocc(e) dem grou
Deill lern macc(e) mor den aill ever nou
En ai tin to maisel, uot e uondeful uol
Ies, ai tin to maisel, uot e uondeful uol ...

(è vivamente consigliato l'ascolto durante la lettura) 

 

M.C. © 2004


















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martedì, giugno 01, 2004

foto n° 103 : o di qua, o di là


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