stellefilanti


lunedì, maggio 31, 2004

come scendi le scale

 

come scendi le scale

è dettaglio

che nessuno

avrebbe considerato

nell’alchemico imponderabile

ignoto

ingranaggio immaginario

di un amore

 

come scendi le scale

è stato

detonatore

impensabile poco letterario

a precedere le tue gambe accavallate

le mani

affusolate e nervose

e il portamento lieve quasi svagato

 

come scendi le scale

ha distratto

l’ovvio il noto il consueto

che docili ha rivolto a nuove rotte

mentre

tra il sesto scalino e il quinto

leggero l’appoggio

sopra il corrimano e il passo

fiducioso in sospeso lì

sul ciglio

consapevole sulla soglia

del nulla prevedibile

nell’istante

ha inventato

intero

un sorriso

compiuto di parole

e in sé conchiuso

che tace e sa

comprendere

lenire

inerme

il malinconico avvolgersi

del mondo

 

da VITA-GRAFIA, Ed. OTMA, Milano © 2003


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sabato, maggio 29, 2004

foto n° 102 : bravò!

coniglio, anatra e cagnolino sanno farli tutti


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venerdì, maggio 28, 2004

Ci sono due grandi regole nella vita, una generale e l’altra particolare. La prima è che tutti finiscono per ottenere ciò che vogliono, se solo ci provano. Questa è la regola generale. La regola particolare è che ogni individuo è, chi più chi meno, un’eccezione alla regola generale.

 

Samuel Butler


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Nella vita degli uomini ci sono due destini: uno che si avvera sempre e uno che non si avvera mai.

 

P.D. Ouspenskij


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giovedì, maggio 27, 2004

dove? qui!


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foto n° 101 : l'armonia spesso è di una semplicità sorprendente


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mercoledì, maggio 26, 2004

Isole, ponti, ali: le mie tre vite separate.

Le mie tre morti unite.

 

A. Porchia


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martedì, maggio 25, 2004

foto n° 100 : siamo quasi pronti


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lunedì, maggio 24, 2004

quando si dice il talento

 

“Ora che la sua carriera è giunta a una svolta e il successo ha confermato un talento sul quale fino a poco tempo fa circolavano - mi scusi ma è un fatto noto, sicuramente pure a lei - voci criticamente, fortemente perplesse, mi dica - la prego - il segreto di una vena letteraria rinnovata e originale, che le ha valso i maggiori premi dell'ultima stagione e l'apprezzamento congiunto di critica e pubblico, un'eventualità assai rara, come lei sa”, esordì l'intervistatore, un giovane scrittore, noto al pubblico per un modesto best-seller, il quale arrotondava le entrate collaborando a riviste e settimanali intervistando colleghi più famosi, cui cercava di carpire, mentre li tormentava con domande che non interessavano a nessuno salvo qualche svogliata signora in attesa dal parrucchiere o uomini innervositi nelle sale d'aspetto di medici o di dentisti, i trucchi del mestiere.

Lo scrittore cui si rivolgeva appariva imbarazzato, il successo l'aveva raggiunto a un'età in cui la popolarità sorprende, prende in contropiede e nemmeno è tanto gradita: non vedeva l'ora che i riflettori si distogliessero da lui, l'aveva detto chiaramente appena dopo che si erano presentati, per tornare a scrivere nel silenzio, come una volta ai bei tempi, prima di tutto questo clamore.

L'intervistatore pensò di avere frainteso. Prima di tutto questo clamore, lo scrittore famoso era poco più che un dilettante, noto ai più per la prestanza fisica, i cui scritti promettevano molto ma restavano inconclusi, irrisolti; venivano pubblicati lo stesso per un pubblico di bocca buona, che avrebbe acquistato di tutto dopo un passaggio promozionale in tv.

E lo scrittore era troppo smaliziato per ignorarlo.

Era tempo che rispondesse alla domanda.

“Il segreto della mia scrittura, lei chiede? E' semplice,” disse, soppesando le parole, lo scrittore, “la mia tastiera è molto più intelligente di me.

Vede, dapprima ha iniziato a sussurrarmi parole, poi interi periodi, a suggerirmi cadenze e ritmi, a impormi pause. Ora, molto più semplicemente, mi detta: il talento è tutto suo.

Io so solo battere a macchina, però le dita – e il nome, tra l’altro - le metto io. Per quanto brava, di me non si può sbarazzare. E’ la sua condanna, non può fare a meno di me”.

Mentre l’intervistatore lo osservava allibito, “Chiuda la bocca e trattenga lo sbalordimento, giovanotto. Non si stupisca così, non è proprio il caso”, proferì sommessamente, “queste diavolerie moderne fanno miracoli”.

E dopo averlo osservato di sottecchi, “Sa una cosa? Dovrebbe comprarsene una pure lei”.

Si interruppe per accendersi una sigaretta.

“Le gioverebbe”, concluse.

 

tt © 2002


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sabato, maggio 22, 2004

“Forse che non si può esser molto seri anche ridendo?

Caro maggiore, il riso ci mantiene più ragionevoli della musoneria”.

 

Gotthold Ephraim Lessing, Minna von Barnheim


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venerdì, maggio 21, 2004

foto n° 99 : armatevi e soffiate!


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giovedì, maggio 20, 2004

Oggi, mi ospitano di nuovo. Recidivi!


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E’ ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia cretino.

Ma di intelligenti c’è stata sempre penuria; e dunque una certa malinconia, un certo rimpianto tutte le volte ci assalgono che ci imbattiamo in cretini adulterati, sofisticati.

Oh, i bei cretini di una volta!

Genuini, integrali.

Come il pane di casa. Come l’olio e il vino dei contadini.

 

Leonardo Sciascia


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mercoledì, maggio 19, 2004

foto n° 98 : dimmi, adesso, dove mi porti?


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martedì, maggio 18, 2004

Tutti i giorni

 

La guerra non viene più dichiarata,

ma proseguita. L’inaudito

è divenuto quotidiano. L’eroe

resta lontano dai combattimenti. Il debole

è trasferito nelle zone di fuoco.

La divisa di oggi è la pazienza,

medaglia la misera stella

della speranza, appuntata sul cuore.

 

Viene conferita

quando non accade più nulla,

quando il fuoco tambureggiante ammutolisce,

quando il nemico è divenuto invisibile

e l’ombra d’eterno riarmo

ricopre il cielo.

 

Viene conferita

per la diserzione dalle bandiere,

per il valore di fronte all’amico,

per il tradimento di segreti obbrobriosi

e l’inosservanza

di tutti gli ordini.

 

Ingeborg Bachmann


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lunedì, maggio 17, 2004

foto n° 97 : amare significa non dimenticare le codette


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aeroplanini

 

Oggi sono andata a Vienna.

Ieri ho passato una giornata a Praga.

Domani se il libro regge meta è Parigi.

Berlino m’attende e Roma e Madrid.

Anche da Lisbona prima o poi passerò.

Londra la girai, a New York ritornerò.

Senza muovermi da qui,

qui dove

- la solita sbadata -

mi guardo intorno e mi domando

se ci sono mai stata.

 

tt © 2004


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domenica, maggio 16, 2004

foto n° 96 : senza indugi, dritto, al cuore


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sabato, maggio 15, 2004

III.

 

Legata a un albero nel giardino della Versiliana. Così gli piacevo. Sillabava davanti a me legata, con la sua bocca già un po’ marcia, il mio nome: Eleonora. E poi giù altre rime baciate.

Cornutissimo, gli direi adesso. Perché quel Gabriele, vate monocolo, prigioniero di tutte le manie di questo mondo, era anche un gran seccatore. Mai ha saputo vivere un momento solo in pantofole. Legata all’albero in giardino dovevo strabuzzare gli occhi e sospirare. I sospiri forzati mi aiutavano certo ad allenare il diaframma per future recite, ma che supplizio. E che noia, quando arrivava l’umidità del crepuscolo. E gli altri a dirmi che ero divina. Ma quando? Ma dove? Per fortuna non c’erano le telecamere, allora, e così manca la documentazione. Di che altro vive il mito?

 

Giovanni Arpino, Bambinacce


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venerdì, maggio 14, 2004

foto n° 95 : c'è un perché nell'oro dei farlocchi


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giovedì, maggio 13, 2004

snodi

 

svicolando abili

l’inevitabilità dei fallimenti

per inadeguatezza previsionale

come visitare Roma su tacchi a spillo

o indossare un profumo esplicito

carico di allusioni da smentire

ci si affida all’intuito

sesto senso innato femminino

giocando a testa o croce

l’accuratezza dei dettagli

di fronte e di profilo

il giorno prima

spalancato sul panorama

di una piazza vuota

che ancora non ci accoglie

ignara

e in attesa degli eventi

 

mancano poche ore

e

noi

dovremmo incontrarci

domani

o forse mai

 

tt © 2003


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mercoledì, maggio 12, 2004

foto n° 94 : ma che tempo fa?

La vacanza sarà deludente per chi parte?
E’ il momento giusto per seminare?
Sarà un disastro per il contadino che si accinge a mietere?
Potrebbe essere una benedizione per la troppa siccità?
(........)

Senza una cornice di riferimento, le informazioni sono prive di significato.








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martedì, maggio 11, 2004

Un’esperienza del Vuoto

 

Quando aveva cinque anni, nostra figlia Alta si mise in testa di fare degli spettacoli per i suoi parenti, vale a dire per i suoi genitori.

Preparava “tutto” e poi quando era pronta ci convocava nella stanza.

Io e Didier ci sedevamo per terra, nel modo più scomodo che si possa immaginare, su dei cuscinetti che lei aveva apprestato e, su suo ordine, applaudivamo la sua entrata in scena.

Bastava poco per capire che la preparazione dello spettacolo riguardava unicamente lo scenario. Alta faceva la sua comparsa (senza peraltro essere prima scomparsa) sommersa da una morbida catasta di peluches vagamente circondata da qualcosa di più rigido, frammenti di giocattoli o anche oggetti presi nell’appartamento. Arrivata a quel punto, si fermava, sembrava riflettere e poi tornava dietro la quinta dove la si poteva vedere mentre frugava in una cesta per poi ricomparire mentre si legava in vita un foulard o un pezzo di stoffa. Ci pensava ancora un po’ e finiva per proferire la parola tanto attesa. Parola a stento percepibile, rivolta al nulla dei muri (visto che l’attrice era rimasta di profilo) e che si interrompeva senza una ragione evidente. Seguiva un piccolo cambiamento di scena effettuato nel silenzio totale e senza nessuna fretta.

L’alternarsi di questi fenomeni scenici, quinte, riflessioni silenziose, neomonologhi e variazioni nella sistemazione dei peluches, costituiva lo spettacolo. Di tanto in tanto, uno di noi due applaudiva di cuore, credendo di aver colto in uno di questi enigmatici espedienti scenici un saluto finale. “No, no, non è finito”, diceva nostra figlia.

 

Un giorno, Didier mi sussurrò all’orecchio. “Lo sai che Nerone dava degli spettacoli costringendo i suoi sudditi a guardarlo per ore?”.

E poi aggiunse: “La gente si buttava dalle finestre”.

 

Yasmine Reza


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foto n° 93 : metti un tigre sul parafango


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lunedì, maggio 10, 2004

Dichiarazione

 

Lui apre la porta e dice: “Amo la guerra e te”.

Splendida dichiarazione.

 

Potremo sempre lamentarci delle nostre mille stranezze, condannare la nostra selvatichezza e le nostre ingiustizie, detestare la nostra impazienza e i nostri desideri oltraggiosi, per lo meno non avremo mai sfiorato, lui e io, il rischio del benessere, per lo meno lui non mi avrà mai addolcita e io non lo avrò mai sminuito.

 

Yasmine Reza


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Tratta dal grande evento una verace

nuova saggezza, l’anima contenta,

avea dismesso i servi e stava in pace

la mente calma, ogni passione spenta.

 

John Milton


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foto n° 92 : progressive cecità quotidiane


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sabato, maggio 08, 2004

le profondità sono buie... un capello, se per giorni non è a portata di mano, diventa più prezioso di una teoria completa del mondo.

 

Marcel Proust


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venerdì, maggio 07, 2004

foto n° 91 : un solo dettaglio determina l'umore di una giornata


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giovedì, maggio 06, 2004

sono solo parole

 

Quante volte nella vita ci si rende conto che le parole non bastano?

Quando siamo nei guai o nel mezzo di un dolore, chi tenta di confortarci, consigliarci, consolarci viene sovente ridotto all'impotenza dalla fatidica frasetta: "Sono belle parole, vero. Ma tu non capisci."

Le parole non bastano mai per aiutare o avvicinare gli altri, non sono adeguate e spesso tradiscono.

A volte marcano perfino distanze e differenze, evidenziano lontananze, svelano solitudini.

In taluni casi si rivelano perfino controproducenti.

Le parole nemmeno sono sufficienti per fare innamorare; quante volte la persona più sensibile, comprensiva, quella cui si dice e ci si fa dire tutto non resta altro che un amico o un'amica?

Le magie del cuore seguono i sentieri e i tragitti più disparati.

 

Eppure.

 

Si arriva qui e si sente che tanti restano incantati.

Qui, dove le parole sono l'unico fulcro di condivisione, ad esse c'è chi si aggrappa, adducendo loro proprietà e poteri che, voltati gli occhi dallo schermo, negherebbero all'istante.

Si lasciano incatenare, aggrappandosi a un sogno o a un fantasma.

In seguito, spesso, restano delusi.

E se ne stupiscono pure.

E si fanno male.

Un meccanismo perverso cui pochi riescono a sottrarsi, una fascinazione incongrua che non mi capacito possa accadere.

 

tt


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mercoledì, maggio 05, 2004

foto n° 90 : perché gli uomini non seguono mai le indicazioni?


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martedì, maggio 04, 2004

Perché scrive?

 
"Perché scrive?", esordì proprio con questa domanda, il giornalista.

 

"Perché scrivo?", si chiedeva intanto, tra sé e sé, lo scrittore, fingendosi assorto mentre ringraziava il cielo di avere il vizio del fumo: anche accendere una sigaretta, ora, gli permetteva di guadagnare tempo.

 

Il giornalista intanto tamburellava nervosamente con la penna sul bordo del taccuino e, mentre pensava alla fortuna di aver potuto incontrare uno scrittore così importante, temeva di essere partito con una domanda banale e stupida. "Che diamine, fa lo scrittore perché lo è", pensò e si sentì subito un sempliciotto, sopraffatto dalla propria ignoranza. Ora lui, lo scrittore, sì che gli avrebbe risposto con termini adeguati, sviscerando le ragioni più nobili e segrete. Lo osservò, e lo vide titubante.

 

"Ecco,..." fece per cominciare lo scrittore, ma le parole gli morirono sulle labbra, insieme ad un accenno di sorriso.

 

Perché scrivo, pensava intanto lo scrittore, e le possibili risposte si moltiplicavano nella loro sfacciata e incalzante falsità. La vocazione, la politica, l'etica, l'impegno, la partecipazione, il successo, la compassione, i soldi, l'indipendenza erano tutti concetti che gli frullavano in testa come passeri impazziti. Annaspò. Ne approfittò per correre in cucina a prendersi un bicchiere d'acqua. Tornò poco dopo a sedersi sul divano, apparentemente più calmo.

 

"Ehm, mi scusi", il giornalista tentò timidamente di attirare di nuovo la sua attenzione, " stava dicendo?".

 

Lo scrittore impallidì. Non stava dicendo un bel nulla, perché nulla aveva da dire. Pensò alla sua notorietà, alla fama, al famoso eloquio che lo contraddistingueva nei salotti della Capitale, alle donne affascinate dalle sue parole sempre scelte, alle amicizie giuste, agli elzeviri sul quotidiano di tendenza, all'auto da favola nel garage, al suo guardaroba firmato e al conto in banca. Pensò anche alla sua faccia compiaciuta nello specchio la mattina. Ben differente dalla sua espressione attuale. "Forse... " stava azzardandosi a pronunciare, quando squillò il telefono. Uno, due, tre squilli.

 

 Insisteva a squillare.

 

Lo scrittore famoso guardò con aria dispiaciuta il giornalista, si alzò e, muovendosi in direzione del telefono, disse:"Come può ben vedere, nonostante la mia disponibilità nei suoi confronti, il tempo è tiranno e già mi richiama ad altro. Confido nelle sue indubbie capacità per trarre da questo proficuo incontro le ovvie conclusioni. Insomma, io le ho fornito lo spunto, ora tocca a lei. Arrivederci e buon lavoro. Ah, appena il pezzo è pronto, mi faccia sapere". Poi si girò e, accomiatandosi con un cenno della mano, alzò la cornetta. Il giornalista uscì in silenzio dalla stanza.

 

Quando pochi giorni dopo apparve l'intervista sul quotidiano a tiratura nazionale si poteva leggere che il famoso scrittore, alla domanda perchè scrivesse, aveva risposto: "Perché sì".

 

Estimatori, editore, amici e occasionali lettori del quotidiano ebbero, per una volta ancora, modo di apprezzare il suo lapidario e indiscusso talento.

 

tt © 2002



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lunedì, maggio 03, 2004

foto n° 89 : esattamente così, sotto un ombrello d'acqua


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Il dentista

 

“Apra la bocca” disse il dentista al signor Veneranda.

“Volentieri” rispose il signor Veneranda “e devo chiudere gli occhi o no?”

“Come vuole”, disse il dentista “per me è indifferente.”

“Va bene. Allora se ne chiudo uno solo non le dispiace?” disse il signor Veneranda.

“Per me” disse il dentista “ ne chiuda pure uno, se crede”.

“E quale devo chiudere?” chiese il signor Veneranda. “Quello destro o quello sinistro? Quasi quasi è meglio fare così: chiudere prima il destro epoi il sinistro. Non le pare?”

“A me basta che lei apra la bocca” brontolò il dentista che cominciava a perdere la pazienza.

“Non ho nessuna difficoltà ad aprire la bocca” disse il signor Veneranda. “Se lei vuole che apra la bocca l’apro senza fare tante storie. Sono venuto da lei apposta per fare quello che vuole lei, perciò può chiedermi qualunque cosa senza tanti scrupoli. Tanto è vero che le ho chiesto se vuole che chiuda gli occhi. E se vuole li chiudo, guardi.”

Il signor Veneranda chiuse gli occhi poi li riaprì e guardò il dentista.

“Ha visto?” disse il signor Veneranda. “Faccio tutto quello che vuole lei. Crede che io faccia delle difficoltà per alzare una gamba, se lei lo vuole? Ma nemmeno per sogno. L’alzo subito, immediatamente.”

Il signor Veneranda alzò una gamba.

“Porco mondo!” urlò il dentista perdendo improvvisamente la pazienza e sbattendo le pinze sul pavimento. “Per chi mi ha preso, lei? Per un cretino? Se ne vada, se ne vada.”

Il signor Veneranda si alzò.

“Non capisco” balbettò, mortificato. “Vengo qui per farmi strappare un dente e faccio tutto quello che vuole lei: apro la bocca, chiudo gli occhi, alzo la gamba e poi si mette a urlare in quella maniera! Io sono anche disposto a lavarmi la faccia, a togliermi la giacca, a tagliarmi i capelli, a grattarmi il ginocchio!... Ma cosa vuole di più? Accidenti, dico, che razza di dentista! Niente, niente, me ne troverò un altro.”

E il signor Veneranda prese il cappello e si avviò brontolando giù per le scale.

 

Carlo  Manzoni


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domenica, maggio 02, 2004

allora, a chi va di cominciare?


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foto n° 88 : lo sguardo selettivo: tutto un giardino nel mio campo visivo


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sabato, maggio 01, 2004

L’ACQUA

 

Sulla mano mi è caduta una goccia di pioggia,

attinta dal Gange e dal Nilo,

 

dalla brina ascesa in cielo sui baffi di una foca,