| stellefilanti |
|
foto n° 56 : noncuranza del mare
postato da tt |
11:54 | commenti (5)
minimo-comun-denominatore conosce la morte e le sue trame parole il ventre inanimato sordo del dolore cui fluido s’abbandona in moti verticali d’ippocampi e discordanze di ere imprigiona quando indulge l’inconsapevole che affiora nell’indifferenza astante mentre divaga e non consola l’ondeggiare inquieto inviolato che acconsente memoria d’acqua a marine noncuranze
stand-by
e ora, raccontami di te, cielo postato da tt |
19:32 | commenti (11)
foto n° 55 : sostienimi
postato da tt |
10:48 | commenti (9)
Se uno sogna da solo, è solo un sogno. Se molti sognano insieme, è l’inizio di una nuova realtà.
Friedensreich Hundertwasser postato da tt |
15:10 | commenti (9)
foto n° 54 : neve poca e lieve lieve
postato da tt |
14:38 | commenti (3)
Psicologia Se c'è una cosa ch'io rispetti è il limite. Vincenzo Cardarelli postato da tt |
09:49 | commenti (9)
Per me i quadri sono porte che apro - per quanto mi riesce - su un altro mondo molto vicino e insieme molto distante; un mondo al quale non abbiamo accesso, nel quale ci troviamo ma senza rendercene conto; un mondo che si contrappone a quello della realtà. Il nostro mondo parallelo da cui noi stessi in una certa misura ci allontaniamo come estranei. Ed è il paradiso. Ci troviamo nel mezzo, ne siamo catturati e tuttavia una forza oscura ce lo interdice. Io, spingendole, sono riuscito ad aprire alcune finestre su questo mondo. Come abbia fatto è difficile da spiegare. Sicuramente non con la forza, non per mezzo di una selezione o dell’intelligenza e tanto meno con l’intuizione in senso stretto, piuttosto con una specie di sicurezza da sonnambulo. Il lavoro dell’artista è molto difficile, proprio perché non è controllabile con la forza, l’efficienza o l’intelligenza. Voglio dire che nella vita si può fare tutto con l’impegno, lo zelo, l’intelletto ma nell’arte queste qualità non servono a niente. Friedensreich Hundertwasser postato da tt |
10:09 | commenti (4)
foto n° 53 : di minime lacerazioni progressive
postato da tt |
09:29 | commenti (14)
non confondere i mesi ventosi
in questi occhi abituati al buio involontario esilio di penombre ai margini del fumo e delle notti il dio dei gesti scompagnati va alla deriva da quando non piovono più gocce di sudore di madreperla su questo strumento che suona i silenzi del mondo
ma in fondo è tutto lì sono le paure antiche che governano ancora gran parte dell’oggi perché alle grandi morti ci si abitua prima o poi mentre per le piccole non c’è assuefazione
ma in fondo è tutto qui non ostano paure nuove senza sovrapporsi a cancellare ieri o le morti e i dolori privi di scappatoie mentre ciò che è piccolo volendo si può sminare
è ormai tempo di dare nome agli scricchiolii - o ascoltare la voce della vecchia quercia giù in giardino che al vento si concede in storia -
e se amerò ancora un sonno disattento un'insonnia dimenticata correrò in compagnia del sentimento scoperto di quello che trascorre negli attimi in sequenza voragini voraci mai appagate
perché la notte dello sguardo tutto estende confonde attenua mentre lascia libere le espressioni autentiche senza che nessuno stia a guardare se solo ci si perde in scenari fittizi panorami dietro palpebre e menzogne da scucire
finché il corpo sosterrà un’idea di giovinezza vivo sarà il desiderio di accomodare i giorni del futuro
per sfuggire all’incapacità di adattarsi alle cose della vita
per addomesticarsi nella vanità di comprendere la vita delle cose
non confondere i mesi ventosi con i mutamenti inutili e l'oscillare delle fronde con le tue radici se non riesci a trovare il plurale del tuo nome
perchè se il destino peggiore che possa capitare a un uomo è viversi unico
la cosa peggiore che si possa fare a un uomo è farlo sentire unico
Luigi Carbone & tt © 2003 postato da tt |
09:48 | commenti (3)
foto n° 52 : sfuggente, intrattenibile oltre
postato da tt |
12:43 | commenti (10)
Viceversa
Anche se ho sempre detestato i giardini zoologici e guardato effettivamente con sospetto le persone che vanno ai giardini zoologici, non mi è stata però risparmiata una visita a Schönbrunn, dove, per accontentare il mio accompagnatore, un professore di teologia, mi sono dovuto fermare davanti alla gabbia delle scimmie per osservare le scimmie alle quali il mio accompagnatore dava da mangiare un certo mangime che si era messo in tasca a questo scopo. Il professore di teologia, un vecchio collega di studi che mi aveva invitato ad andare con lui a Schönbrunn, un po’ alla volta aveva dato da mangiare alle scimmie tutto il mangime che aveva portato con sé, quando all’improvviso le scimmie si diedero a loro volta a raccattare il mangime sparpagliato per terra e a porgercelo attraverso le sbarre. Il professore di teologia e io restammo talmente atterriti da questo improvviso comportamento delle scimmie che all’istante facemmo dietrofront e lasciammo Schönbrunn infilando l’uscita più vicina.
Thomas Bernhard, L’imitatore di voci postato da tt |
15:14 | commenti (5)
a kiss is still a kiss... in canto sospeso non mente anima soltanto se ducens suadenze sé lieve di visi non sfiora ma è
postato da tt |
10:44 | commenti (3)
foto n° 51 : al cuor non si comanda
postato da tt |
10:33 | commenti (4)
foto n° 51 : ricordarsi il fiorista per domani
postato da tt |
08:05 | commenti (9)
Oh! Richiama indietro il giorno che fu ieri.
RiccardoII, Shakespeare postato da tt |
09:57 | commenti (12)
foto n° 50 : fleurs et adresses
postato da tt |
09:33 | commenti (14)
tu me fais tourner la tête tu me fais tourner la tête tu lo sai come si fa dentro in profondità un rapido pulsare ritmico di caldo sangue rovente sangue rosso denso preme lo sento mi padroneggia forte e mi sento tua ostaggio in balia della pressione regolare costante fitta che fa lacrimare occhi intensa crescente che fa mordere le labbra e mi lascia estenuata insonne sfinita la notte intera e il giorno a pensarti a dannarmi a odiarti e a sibilare rabbia furia in attesa del riscatto si anela vendetta che domani dal dentista io mi libero da te
postato da tt |
08:18 | commenti (9)
foto n° 49 : nemmeno un bacetto?
postato da tt |
10:08 | commenti (21)
Tuttavia, cos’è viaggiare? Incontrare. Il solo lessico importante è quello dell’appuntamento.
Roland Barthes postato da tt |
15:53 | commenti (4)
foto n° 48 : nitida eppur increspata, la memoria
postato da tt |
13:42 | commenti (6)
Non si sa mai Questa è la storia di un quadro e di un sogno appeso a un filo. Questa è la storia di Phil. Questa è una storia del ’74. E di qualcosa che ora non c’è più. Manhattan, New York. Una sera Phil, un giovane francese, insieme ad alcuni amici riesce finalmente, dopo più tentativi, a intrufolarsi tra le squadre di operai che stanno terminando i turni in un cantiere che lascia la città a naso in aria. Mentre le maestranze si allontanano dal lavoro e gli addetti chiudono i cancelli, gli amici si dividono in due squadre e raggiungono nel silenzio e in clandestinità le terrazze della coppia di grattacieli. Qui si apprestano alla preparazione di uno spettacolo straordinario. E’ un tiro impeccabile e sapiente scoccato da una balestra. Con un filo di nylon legato a una freccia l’arciere del gruppo unisce le due torri. Il lavoro notturno è lungo, difficile, ben coordinato. Il risultato quello previsto. Alle nove circa del mattino seguente il funambolo di nome Phil passeggia clandestinamente per più di un'ora lungo la fune a quella vertiginosa altezza sotto, anzi sopra, lo sguardo stupefatto della gente che si reca al lavoro. Poco più di un anno prima, 1973. Folon, il pittore, lavora a New York. Passeggia per la città, osserva strade e vetrine e trova ispirazione per i suoi famosi acquerelli. Uno di questi rappresenta quella stessa follia. Era andata così. In un negozio aveva visto un minuscolo cuoricino con anello, un aggraziato ciondolo per catenina. Gli era venuta voglia di dipingerlo, perciò pensò di farlo dondolare da una fune che univa due altissimi palazzi. Il risultato però non pareva convincerlo. Mancava qualcosa.
Su quella fune troppo vuota ci piazzò uno dei suoi omini, come funambolo. Anni dopo. Phil e Folon si incontrano. Phil confessa al pittore che, vedendo il suo quadro, aveva capito che un cuore pesa più di un uomo. Folon pensa che non si sa mai cosa si dipinge. Phil è sceso dalla fune. Il filo è stato riavvolto. Anche questo, è passato.
tt © 2001 postato da tt |
10:48 | commenti (8)
foto n° 47 : guarda che luna (quasi Folon)
postato da tt |
12:39 | commenti (13)
LUIGI CARBONE
Inutili viltà
Ti mangerei con gli occhi Ti soffocherei di baci Ti ucciderei d’amore Ma siccome non posso fare a meno di te ... non se ne fa niente.
L.C. © 2003 |