stellefilanti


domenica, febbraio 29, 2004

foto n° 56 : noncuranza del mare


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venerdì, febbraio 27, 2004

minimo-comun-denominatore

 

conosce la morte

e le sue trame parole

il ventre inanimato sordo

del dolore

cui fluido s’abbandona

in moti verticali d’ippocampi

e discordanze di ere

imprigiona

quando

indulge l’inconsapevole

che affiora

nell’indifferenza astante

mentre divaga e non consola

l’ondeggiare inquieto

inviolato

che acconsente

memoria d’acqua

a marine noncuranze

 

da VITA-GRAFIA, Ed. OTMA, Milano © 2003


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lunedì, febbraio 23, 2004

stand-by

e ora, raccontami di te, cielo


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foto n° 55 : sostienimi


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domenica, febbraio 22, 2004

Se uno sogna da solo, è solo un sogno.

Se molti sognano insieme,

è l’inizio di una nuova realtà.

 

Friedensreich Hundertwasser


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sabato, febbraio 21, 2004

foto n° 54 : neve poca e lieve lieve


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Psicologia

Se c'è una cosa ch'io rispetti è il limite.
Se c'è una cosa ch'io non conosca è il limite.

Vincenzo Cardarelli



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venerdì, febbraio 20, 2004

Per me i quadri sono porte che apro - per quanto mi riesce - su un altro mondo molto vicino e insieme molto distante; un mondo al quale non abbiamo accesso, nel quale ci troviamo ma senza rendercene conto; un mondo che si contrappone a quello della realtà. Il nostro mondo parallelo da cui noi stessi in una certa misura ci allontaniamo come estranei. Ed è il paradiso. Ci troviamo nel mezzo, ne siamo catturati e tuttavia una forza oscura ce lo interdice. Io, spingendole, sono riuscito ad aprire alcune finestre su questo mondo. Come abbia fatto è difficile da spiegare. Sicuramente non con la forza, non per mezzo di una selezione o dell’intelligenza e tanto meno con l’intuizione in senso stretto, piuttosto con una specie di sicurezza da sonnambulo. Il lavoro dell’artista è molto difficile, proprio perché non è controllabile con la forza, l’efficienza o l’intelligenza. Voglio dire che nella vita si può fare tutto con l’impegno, lo zelo, l’intelletto ma nell’arte queste qualità non servono a niente.

Friedensreich Hundertwasser


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giovedì, febbraio 19, 2004

foto n° 53 : di minime lacerazioni progressive


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mercoledì, febbraio 18, 2004

non confondere i mesi ventosi

 

in questi occhi abituati al buio

involontario esilio di penombre

ai margini del fumo e delle notti

il dio dei gesti scompagnati

va alla deriva da quando

non piovono più gocce di sudore

di madreperla su questo strumento

che suona i silenzi del mondo

 

ma in fondo è tutto lì

sono le paure antiche

che governano ancora

gran parte dell’oggi

perché alle grandi morti

ci si abitua prima o poi

mentre per le piccole

non c’è assuefazione

ma in fondo è tutto qui

non ostano paure nuove

senza sovrapporsi

a cancellare ieri

o le morti e i dolori

privi di scappatoie

mentre ciò che è piccolo

volendo si può sminare

 

è ormai tempo

di dare nome

agli scricchiolii

- o ascoltare la voce

della vecchia quercia

giù in giardino

che al vento

si concede in storia -

 

e se amerò ancora

un sonno disattento

un'insonnia dimenticata

correrò in compagnia

del sentimento scoperto

di quello che trascorre

negli attimi in sequenza

voragini voraci mai appagate

 

perché la notte dello sguardo

tutto estende confonde attenua

mentre lascia libere

le espressioni autentiche

senza che nessuno stia a guardare

se solo ci si perde in scenari fittizi

panorami dietro palpebre

e menzogne da scucire

 

finché il corpo sosterrà

un’idea di giovinezza

vivo sarà il desiderio

di accomodare i giorni del futuro

 

per sfuggire all’incapacità

di adattarsi alle cose della vita

 

per addomesticarsi nella vanità

di comprendere la vita delle cose

 

non confondere i mesi ventosi

con i mutamenti inutili

e l'oscillare delle fronde

con le tue radici

se non riesci a trovare

il plurale

del tuo

nome

 

perchè se il destino peggiore

che possa capitare a un uomo

è viversi unico

la cosa peggiore

che si possa fare a un uomo

è farlo sentire unico

 

Luigi Carbone & tt © 2003


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martedì, febbraio 17, 2004

foto n° 52 : sfuggente, intrattenibile oltre


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lunedì, febbraio 16, 2004

Viceversa

 

Anche se ho sempre detestato i giardini zoologici e guardato effettivamente con sospetto le persone che vanno ai giardini zoologici, non mi è stata però risparmiata una visita a Schönbrunn, dove, per accontentare il mio accompagnatore, un professore di teologia, mi sono dovuto fermare davanti alla gabbia delle scimmie per osservare le scimmie alle quali il mio accompagnatore dava da mangiare un certo mangime che si era messo in tasca a questo scopo. Il professore di teologia, un vecchio collega di studi che mi aveva invitato ad andare con lui a Schönbrunn, un po’ alla volta aveva dato da mangiare alle scimmie tutto il mangime che aveva portato con sé, quando all’improvviso le scimmie si diedero a loro volta a raccattare il mangime sparpagliato per terra e a porgercelo attraverso le sbarre. Il professore di teologia e io restammo talmente atterriti da questo improvviso comportamento delle scimmie che all’istante facemmo dietrofront e lasciammo Schönbrunn infilando l’uscita più vicina.

 

Thomas Bernhard, L’imitatore di voci


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sabato, febbraio 14, 2004

a kiss is still a kiss...

 

in canto

sospeso

non mente

anima

soltanto

 

se ducens

suadenze

 

sé lieve

di visi

non sfiora

ma

è

 

da VITA-GRAFIA, Ed. OTMA, Milano © 2003


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foto n° 51 : al cuor non si comanda


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venerdì, febbraio 13, 2004

foto n° 51 : ricordarsi il fiorista per domani


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giovedì, febbraio 12, 2004

Oh! Richiama indietro il giorno che fu ieri.

 

RiccardoII, Shakespeare


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mercoledì, febbraio 11, 2004

foto n° 50 : fleurs et adresses


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martedì, febbraio 10, 2004

tu me fais tourner la tête

 

tu me fais

tourner la tête

tu lo sai

come si fa

dentro

in profondità

un rapido pulsare

ritmico

di caldo sangue

rovente

sangue rosso

denso

preme

lo sento

mi padroneggia

forte

e mi sento

tua

ostaggio

in balia

della pressione

regolare

costante

fitta

che fa lacrimare occhi

intensa

crescente

che fa mordere le labbra

e mi lascia

estenuata

insonne sfinita

la notte intera

e il giorno

a pensarti

a dannarmi

a odiarti

e a sibilare rabbia

furia

in attesa

del riscatto

si anela vendetta

che

domani

dal dentista

io

mi libero

da te

 

da VITA-GRAFIA, Ed. OTMA, Milano © 2003


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lunedì, febbraio 09, 2004

foto n° 49 : nemmeno un bacetto?


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domenica, febbraio 08, 2004

Tuttavia, cos’è

viaggiare? Incontrare. Il solo lessico

importante è quello dell’appuntamento.

 

Roland Barthes


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sabato, febbraio 07, 2004

foto n° 48 : nitida eppur increspata, la memoria


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venerdì, febbraio 06, 2004

Non si sa mai

 

Questa è la storia di un quadro e di un sogno appeso a un filo.

Questa è la storia di Phil.

Questa è una storia del ’74.

E di qualcosa che ora non c’è più.

 

Manhattan, New York.

Una sera Phil, un giovane francese, insieme ad alcuni amici riesce finalmente, dopo più tentativi, a intrufolarsi tra le squadre di operai che stanno terminando i turni in un cantiere che lascia la città a naso in aria.

 

Mentre le maestranze si allontanano dal lavoro e gli addetti chiudono i cancelli, gli amici si dividono in due squadre e raggiungono nel silenzio e in clandestinità le terrazze della coppia di grattacieli.

Qui si apprestano alla preparazione di uno spettacolo straordinario.

 

E’ un tiro impeccabile e sapiente scoccato da una balestra.

Con un filo di nylon legato a una freccia l’arciere del gruppo unisce le due torri.

Il lavoro notturno è lungo, difficile, ben coordinato.

Il risultato quello previsto.

 

Alle nove circa del mattino seguente il funambolo di nome Phil passeggia clandestinamente per più di un'ora lungo la fune a quella vertiginosa altezza sotto, anzi sopra, lo sguardo stupefatto della gente che si reca al lavoro.

 

Poco più di un anno prima, 1973.

 

Folon, il pittore, lavora a New York.

Passeggia per la città, osserva strade e vetrine e trova ispirazione per i suoi famosi acquerelli.

Uno di questi rappresenta quella stessa follia.

 

Era andata così.

In un negozio aveva visto un minuscolo cuoricino con anello, un aggraziato ciondolo per catenina.

Gli era venuta voglia di dipingerlo, perciò pensò di farlo dondolare da una fune che univa due altissimi palazzi.

 

Il risultato però non pareva convincerlo.

Mancava qualcosa.

 

Su quella fune troppo vuota ci piazzò uno dei suoi omini, come funambolo.

 

Anni dopo.

 

Phil e Folon si incontrano.

Phil confessa al pittore che, vedendo il suo quadro, aveva capito che un cuore pesa più di un uomo.

Folon pensa che non si sa mai cosa si dipinge.

 

Phil è sceso dalla fune.

Il filo è stato riavvolto.

Anche questo, è passato.

 

tt © 2001


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giovedì, febbraio 05, 2004

foto n° 47 : guarda che luna  (quasi Folon)


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mercoledì, febbraio 04, 2004

 today's guest:

 LUIGI CARBONE

 

Inutili viltà

 

Ti mangerei con gli occhi

Ti soffocherei di baci

Ti ucciderei d’amore

Ma siccome non posso fare a meno di te

... non se ne fa niente.

 

L.C. © 2003